Castello

Il castello di San Giovanni

Il Castello di San Giovanni sorge sulla sommità di uno sperone roccioso: da qui lo sguardo abbraccia il Lago d’Idro, la Rocca d’Anfo e la parte meridionale della Valle del Chiese. Un’origine antica, una storia documentata dal Cinquecento

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Cosa racconta il paesaggio? Salendo i piani della Torre Gin, puoi ripercorrere i diversi ambienti del territorio su cui sorge il Castello San Giovanni:

  • Fondovalle (piano 1)
  • Versanti di media montagna (piano 2)
  • Quote più alte (piano 3)

Un viaggio nello spazio e nel tempo

Dal Lago d’Idro alle campagne di Baitoni, attraverso i boschi attorno a Bondone, fino ai pascoli dell’Alpo e delle vette rocciose del Monte Tombea. Un invito a osservare le storie della natura e delle comunità umane, per leggere i cambiamenti del passato e immaginare il paesaggio di domani.

Progetto co-finanziato dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale

Architettura e spazi

Buona parte del castello è costruita in tonalite (il granito dell’Adamello), probabilmente ricavata da massi erratici.
L’accesso è unico: una torre quadrangolare raggiungibile tramite un ponte che un tempo era levatoio (lo suggeriscono i fori dei bolzoni). La torre è collegata al circuito di mura che abbraccia l’intera area del castello (circa 2.300 mq), con due piccoli bastioni circolari a nord-est e a sud. Nella corte interna, a sinistra dell’ingresso, si affacciano locali di servizio in parte ruderiali, dove sono ancora visibili segni di vita quotidiana:

  • un lavabo da cucina
  • un forno
  • un pozzo cisterna
  • tracce di un camino

Oltre i resti di un ambiente segnato da un massiccio pilastro in pietra, si raggiunge un edificio largamente ricostruito a metà Novecento. Sul lato nord, affacciato sul lago, rimane un ambiente dal perimetro circolare: secondo la tradizione, qui si trovava l’abside della cappella del castello. Verso nord-est il complesso presenta un piano rialzato in parte ricavato scavando la roccia: è probabile che il nucleo più antico sorgesse proprio qui, in posizione più protetta.

Una posizione di confine, un presidio strategico

Il castello domina la piana dove il fiume Chiese e il torrente Caffaro confluiscono nel Lago d’Idro: un confine storico tra Principato Vescovile di Trento (Sacro Romano Impero) e Repubblica di Venezia. Oltre al controllo del fondovalle, il castello permetteva di presidiare il corridoio montano che collega Bondone al Lago di Garda attraverso la Valle di Vestino.

 

Nel complesso prevale nettamente l’aspetto militare su quello residenziale: non sembra che Castello San Giovanni fosse una dimora stabile. Del resto, nel Cinquecento i Lodron costruirono a Lodrone palazzi più eleganti e signorili. Con lo spostamento degli interessi familiari verso Vallagarina, Trento e Austria, le proprietà giudecariesi passarono progressivamente in secondo piano.

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Storia, panorami e famiglia Lodron

Le origini del maniero sono difficili da ricostruire: la data di fondazione è incerta, così come la configurazione del castello nel Medioevo.
Sicuro è che dall’inizio del XVI secolo il complesso viene ammodernato e adattato all’uso delle armi da fuoco. Per secoli il castello appartiene ai Lodron, nobile famiglia originaria della Valle del Chiese. Abili nel mestiere delle armi e protagonisti di una politica spregiudicata, tra Tre e Quattrocento consolidano il proprio potere in valle e oltre le Giudicarie, ottenendo nel 1452 (con Giorgio e Pietro, figli del condottiero Paride il Grande) il titolo di Conti dell’Impero. Nel Cinquecento, soprattutto grazie al ramo di Castel Lodrone (Sebastiano, il figlio Sigismondo e il nipote Sebastiano Paride), il Castello San Giovanni diviene una fortezza rinascimentale.
Da qui, nel 1526, transitano anche i lanzichenecchi guidati da Georg Frundsberg, cognato di Ludovico Lodron.

Danni, abbandono e rinascita nel Novecento

All’inizio del Settecento la struttura è fortificata per contrastare l’offensiva francese del duca di Vendôme. Subisce poi danni durante le campagne napoleoniche e nei moti risorgimentali (1848–1866). In seguito, ormai abbandonato, il castello viene in parte spogliato dalla popolazione locale.
Il maniero rimane ai Lodron fino al 1956, quando è acquistato dall’industriale milanese Luigi Cavalli, che ristruttura il complesso adattandolo a residenza privata, ricostruendo alcune parti e modificandone l’aspetto originari:

Prima di morire, Cavalli firma la donazione del maniero all’Istituto Italiano dei Castelli. Nel 1992 l’intero complesso passa al Comune di Bondone, attuale proprietario

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